2024 · Caso studio
Ludwig.guru
Trasformare un motore di ricerca linguistico in una piattaforma di scrittura coerente.
- Ruolo
- Lead UX/UI Designer
- Servizi
- Strategia di prodotto e UX, Esperienza cross-platform, Design system
- Stato
- In corso
01 — Punto di vista sul prodotto
La feature più importante non era una feature.
La maggior parte degli strumenti di scrittura risponde a una domanda binaria: questa frase è corretta? Ludwig aiuta a chiedere se suona naturale, come esprimono la stessa idea autori affidabili e quale alternativa funziona meglio nel contesto.
Una frase può essere grammaticalmente valida e sembrare comunque innaturale. Due espressioni quasi identiche possono comunicare livelli diversi di formalità, sicurezza o intensità emotiva.
Ludwig collegava i suggerimenti a esempi reali e fonti visibili. Il redesign doveva proteggere questo comportamento: semplificare non poteva significare eliminare le prove che rendevano utile il prodotto.
Le persone non cercavano solo una correzione. Cercavano prove.
02 — Il problema
Il prodotto era cresciuto attorno alla barra di ricerca.
Ludwig era nato da un’interazione distintiva: inserire un’espressione, cercarla e osservare come veniva usata in fonti affidabili. Con la crescita, ricerca, confronto, traduzione, correzione e riscrittura si erano aggiunti attorno a quel comportamento.
Ogni capacità era utile da sola. Insieme costringevano l’utente a tradurre l’intenzione ‘voglio scriverlo meglio’ nelle divisioni interne di Ludwig. L’interfaccia trattava le azioni come destinazioni; l’utente le viveva come momenti consecutivi dello stesso flusso.
Anche i risultati erano profondi ma senza una gerarchia chiara, i pattern divergevano tra piattaforme e ogni nuova funzione rischiava di introdurre un’altra soluzione locale.
- Navigazione basata sulle feature
- Blocchi di risultato in competizione
- Pattern diversi tra piattaforme
- Una base di design difficile da scalare
03 — Reframing strategico
Era un problema di architettura di prodotto, non un refresh visivo.
Layout più puliti, nuova tipografia e controlli aggiornati erano necessari, ma non rispondevano alla domanda centrale: come poteva Ludwig diventare una piattaforma di scrittura più ampia senza perdere la ricerca contestuale?
Il redesign doveva preservare il comportamento familiare della ricerca creando relazioni più chiare tra le capacità in crescita.
L’obiettivo non era sostituire il modello mentale esistente, ma dare al prodotto una struttura capace di evolvere senza diventare un menu di strumenti scollegati.
04 — Mappatura dell’esperienza
Gli utenti cercavano, verificavano, confrontavano e riscrivevano, a volte nello stesso minuto.
Prima delle schermate ho mappato come le persone entravano nel prodotto, inviavano una query, interpretavano il risultato, esploravano alternative, continuavano a lavorare e incontravano limiti o stati diversi dell’account.
La mappa includeva input, risultati, azioni alternative, utenti anonimi e autenticati, confini free e paid, stati vuoti, loading ed errore, responsive, desktop e mobile.
Molti problemi di interfaccia erano sintomi di un problema strutturale: l’esperienza era organizzata per capacità individuali anziché per un percorso di scrittura continuo.
05 — Intento di scrittura
Forme diverse di aiuto hanno iniziato a sembrare un unico sistema.
Ho riorganizzato l’esperienza attorno ai risultati che gli utenti cercavano, non alle divisioni tecniche del prodotto.
Ricerca, correzione, confronto, traduzione e scrittura estesa restavano azioni diverse, ma condividevano input, navigazione, terminologia e controlli.
Questo creava continuità senza fingere che ogni problema fosse identico. Una nuova capacità non richiedeva più di capire un altro piccolo prodotto.
06 — Architettura dei risultati
I risultati di ricerca sono diventati un’interfaccia decisionale.
Ludwig offriva già esempi, alternative e prove contestuali. La sfida era mostrare cosa significassero per la frase dell’utente.
Ho introdotto cinque livelli: risposta principale, miglioramenti suggeriti, esempi reali, fonti e informazioni di supporto, possibili azioni successive.
Chi cercava una risposta rapida capiva subito il risultato. Ricercatori, traduttori e professionisti potevano approfondire esempi e fonti. Le informazioni restavano disponibili senza competere tutte sullo stesso piano.
07 — Prove e fiducia
Risposte rapide senza falsa certezza.
La lingua non ha sempre una sola risposta migliore. Un’espressione può essere comune in ambito accademico e strana in una conversazione. Due alternative possono funzionare entrambe con intenzioni diverse.
Il redesign ha mantenuto visibile la relazione tra suggerimenti, esempi d’uso, contesto e fonti invece di chiedere fiducia in una correzione misteriosa.
Il compito del prodotto non era sempre dire ‘usa questa frase’, ma presentare le opzioni migliori e le prove necessarie per scegliere.
La sicurezza nasceva da prove verificabili, non dal nascondere l’incertezza.
08 — Continuità
La query restava l’ancora.
Strumenti diversi avrebbero potuto creare punti di ingresso, form e regole separate. Ho progettato l’input come punto di partenza condiviso.
Gli utenti potevano iniziare dalla lingua su cui stavano già lavorando e poi confrontarla, tradurla o migliorarla senza copiarla in strumenti diversi.
Risultati, alternative e azioni collegate sono diventati parti dello stesso processo. Era possibile esplorare diverse versioni di un’idea senza perdere la frase iniziale.
09 — Design cross-platform
I layout cambiavano. La logica del prodotto no.
Il redesign copriva web, desktop e mobile. L’obiettivo era continuità comportamentale, non duplicazione visiva.
Sugli schermi grandi l’interfaccia supportava più densità e confronti affiancati. Su mobile la risposta principale appariva prima, mentre prove e azioni secondarie venivano rivelate progressivamente.
Input, priorità dei risultati, alternative, fonti e continuazione restavano riconoscibili su ogni dispositivo.
10 — Contesto mobile
Il mobile era un contesto, non uno schermo più piccolo.
Su mobile le persone controllano una frase in un’email, rivedono una traduzione durante una conversazione o prendono una decisione rapida tra altre attività.
L’esperienza privilegiava interpretazione immediata, alternative chiare, prove progressive, minore competizione visiva e azioni successive prevedibili.
Il redesign non eliminava la profondità dei risultati. Cambiava il momento in cui appariva.
11 — Design system
Un sistema di prodotto deve sopravvivere a contenuti poco collaborativi.
Ho costruito fondazioni e componenti riutilizzabili per tipografia, spacing, colore, input, navigazione, controlli, card dei risultati, stati di sistema, responsive e layout.
Il sistema era progettato attorno ai comportamenti, non alle schermate finite. Doveva gestire risultati diversi, lunghezze variabili, informazioni parziali, stati multipli e future capacità di scrittura.
Un prodotto linguistico può mostrare una frase breve o molti esempi lunghi. Un design che funziona solo con placeholder perfetti non è un sistema di prodotto. È uno screenshot.
12 — Trade-off di prodotto
La familiarità era un vantaggio, non un ostacolo.
Ludwig aveva già una base di utenti. Una reinvenzione totale avrebbe prodotto un prima e dopo più spettacolare, ma anche più rischio.
Il redesign ha conservato il ruolo centrale della ricerca, il modello basato sulle prove, gli esempi reali e il legame tra suggerimenti e fonti. Ha cambiato gerarchia, prevedibilità, relazioni tra strumenti e continuità tra dispositivi.
Velocità doveva convivere con profondità, coerenza con contesto di piattaforma, familiarità con cambiamento e visibilità delle feature con semplicità.
- Velocità vs profondità
- Coerenza vs contesto di piattaforma
- Familiarità vs reinvenzione
- Visibilità delle feature vs semplicità
13 — Risultato
Da motore di ricerca linguistico a piattaforma di scrittura coerente.
Il redesign ha creato una base unificata su web, desktop e mobile: relazioni più chiare tra strumenti, un percorso più comprensibile dalla query alla decisione, una gerarchia più forte e un sistema di componenti scalabile.
Non esistevano misurazioni di base affidabili per dichiarare tempi più rapidi o risultati di scrittura migliori. L’impatto era visibile nella struttura: azioni prima scollegate condividevano un modello e le piattaforme iniziavano a comportarsi come parti dello stesso sistema.
Il lavoro più difficile non era disegnare schermate, ma decidere cosa mantenere familiare, cosa cambiare e quali pattern potessero sostenere un prodotto ancora in evoluzione.
Un prodotto coerente è quello in cui gli utenti capiscono come le parti li aiutano a completare lo stesso lavoro.